L’ultima cosa che avrei mai pensato è che un giorno sarei diventata mozzo per la pesca costiera, ne sarei stata fiera come per un PHD e avrei capito che lasciavo finalmente a terra tante zavorre che mi avevano condizionato per una vita. Avevo deciso di prendere il libretto di navigazione perché Alfonso, mio marito e comandante del m/p Jump, la scorsa estate si era trovato senza marinaio e per un po’ era stato costretto a fermare la sua attività di pescaturismo in piena stagione.
E così ho nuotato tutto l’inverno in piscina e ho vogato in primavera ai bagni Liguria di Sestri Levante, mentre l’istruttore si disperava perché andavo “sghimbescia” e sulla riva gli aspiranti bagnini diciottenni mi guardavano ridacchiando.
Il giorno della prova mi sono trovata a rispondere “presente!” ad un ufficiale della Capitaneria vestito di bianco, in mezzo a ragazzotti che potevano essere miei nipoti, con il batticuore degli esami importanti e un distacco zen rispetto a quello che avrebbero potuto pensare gli altri. Dopo l’esame di nuoto, arrivata nel porto di Genova, ho scoperto con raccapriccio che la prova di voga non sarebbe stata su un pattino, ma su una specie di scialuppa nera da 12 persone, leggera e maneggevole quanto uno scoglio. Quando è stato il mio turno ho guardato la mia amata città, ho impugnato due remi lunghissimi, ho ripensato alla fatica dei mesi appena passati e in qualche modo la barca si è spostata.
Da un punto di vista obiettivo, prendere il libretto di navigazione non è un’impresa eccezionale, anzi, ma per me lo è stata perché mi ha dato la misura di quanto sono cambiata in questi anni e mi ha fatto sperimentare come ci si sente liberi quando si lascia a terra, per sempre, la paura del giudizio.
Fiera genovese, sono adesso iscritta tra la gente di mare.




