Noi madri di figli grandi continuiamo a vivere per anni in una dimensione che non esiste più. Anche se lasciamo loro la libertà che ci chiedono, anche se razionalmente sappiamo che sono adulti, non abbiamo davvero la percezione che gli equilibri siano cambiati in maniera irreversibile.
La vita li spinge lontano da noi, in luoghi che non sono più casa nostra, verso persone che non siamo noi.
Tramontiamo dal loro orizzonte, lasciando spazio a volti sconosciuti con cui condividono tempi, abitudini, occupazioni.
La convivenza, quando ancora c’è, può diventare fonte di sofferenza. A volte non ci si capisce più, non ci si sopporta più.
Abbiamo esigenze diverse e l’affetto — si spera reciproco —sembra congelarsi in risposte taglienti, rancori, amarezze che si accumulano.
Dopo che tre dei miei figli sono andati via di casa e e la quarta sta finendo di studiare, oggi riesco a guardare questo passaggio con più lucidità. Di tutti i momenti di transizione che ho attraversato nella mia vita, questo è stato uno dei più complessi.
So che, se avessi avuto la consapevolezza che ho ora, l’avrei vissuto con più distacco, con più leggerezza e con meno sensi di colpa.
Negli anni ho sostenuto molte madri di bambini piccoli e di adolescenti. Ultimamente, però, sento il desiderio di accompagnare donne che si trovano — come è successo a me — in una stagione fatta di addii.
Il corpo che cambia.
I genitori che se ne vanno.
I figli che prendono la loro strada.
Ruoli che non tengono più.
E’ una fase di passaggio che richiede uno spazio particolare di ascolto. Perché siamo più stanche, perché abbiamo dato troppo a tutti e se non ci prendiamo cura di noi stesse non lo farà nessun altro.
C’è bisogno di uno spazio sicuro, in cui potersi dire la verità. Sentire la propria vulnerabilità e potersi permettere di essere sostenute, invece di continuare a tenere il mondo sulle spalle.
Se vuoi, possiamo parlarne in un primo colloquio conoscitivo.
Scrivimi in privato.




