“Gli orsi e la voce del torrente”- una fiaba dedicata ai genitori

C’erano una volta mamma e papà orso  che vivevano in un bosco insieme al loro orsacchiotto: gli volevano molto bene ma erano sempre in pensiero per lui. Lo vedevano così piccolo, con quel mantello di pelo chiaro e liscio che lo faceva assomigliare ad un pulcino. “Com’è ancora cucciolo e indifeso!”- pensavano- “  E se incontrasse qualche gang del bosco mentre va a scuola ? E se tra qualche anno finisse in una classe frequentata solo da lupi? Ah il mondo è troppo pericoloso!”

Così anche se molti dei suoi compagni  prendevano tranquillamente la corriera della foresta, loro lo accompagnavano ovunque andasse.

L’orsetto cresceva vispo e intelligente ma ansioso: aveva paura del buio e la notte riusciva a dormire solo nel lettone. I suoi genitori cercavano di rassicurarlo, ma più insistevano nel tranquillizzarlo, peggio era.

Finchè un bel giorno, mamma e papà orso  decisero di lasciare il cucciolo con i nonni orsi e andarono a fare un giro nel bosco da soli.

Camminarono lungo la riva di un torrente e cominciarono ad ascoltarne la voce, perché, come tutti sanno, le cascate, i ruscelli e i torrenti hanno molto da dire a chi li sa ascoltare.

D’un tratto ebbero l’impressione di sentire una specie di singhiozzo e una voce che li chiamava:

“Per favore togliete quelle due pietre, la mia acqua non riesce a scorrere!”

C’era un punto, infatti, in cui l’acqua del torrente formava una pozza e, invece di proseguire come una cascata, non scendeva a valle che un sottilissimo rivolo d’acqua.

I due orsi entrarono in acqua, tolsero i  massi e subito si formò una bella cascata. “Grazie”- disse il torrente -“ Per un po’ è stato bello stare fermo e  sentirmi protetto da questi due grandi pietroni.  Era rassicurante rimanere qui, ma io sono un torrente, non uno stagno. Devo andare verso il mare. ”- e scendendo verso valle il suo singhiozzo si trasformò in un canto.

Mamma e papà orso ripensando all’accaduto,  capirono che  proteggere troppo, a volte, significa non permettere a qualcuno di andare avanti.

L’indomani comprarono un gancetto e lo misero alla porta della loro camera. Quello era il loro spazio, l’orsacchiotto aveva la sua tana accanto alla loro : era grande abbastanza per cominciare ad affrontare le sue paure . Il cucciolo  all’inizio fece i capricci ma poi se ne fece una ragione. E tutti dormirono meglio.

Di giorno in giorno gli permisero di esplorare, da solo, un tratto della foresta e a fargli fare cose da orso grandicello.

Allora il cucciolo cominciò a diventare consapevole della sua forza. Il papà e la mamma orsa si fidavano di lui, quindi lui cominciò a fidarsi di se stesso. Passando nella foresta, il piccolo sentì che dentro di lui c’era la stessa linfa che scorreva dentro agli alberi e che faceva spuntare i germogli.  Si sentì forte. E felice.

Qualche tempo dopo la famigliola di orsi tornò presso il torrente. Il cucciolo era diventato un giovane orso alto e magro, che amava esplorare le montagne e faceva facilmente amicizia.

Arrivati in cima alla cascata, i tre presero dei grossi pneumatici e si lasciarono scivolare nell’acqua del torrente, ridendo come matti.

Perché anche se si cresce, non vuol dire che ogni tanto non si possa tornare un po’ cuccioli …

FINE

 

 

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