L’angelo, il suonatore Jones e tutti gli altri

In una via pedonale del centro storico, da qualche giorno c’è un ragazzo che suona l’arpa seduto sul marciapiede, scalzo. Sembra un angelo scivolato dalla tela di un dipinto e finito in un secolo a caso, dentro vestiti che non sono i suoi. Forse è straniero. Ho una simpatia istintiva per i musicisti di strada: mi piace il loro essere comunque fuori luogo, stranieri ovunque siano. Mi piace il loro ostinarsi a suonare anche nell’indifferenza della gente, apprezzo la loro caparbia resistenza di sognatori non integrati, il loro dono della musica a tutti i costi.

Due miei cari amici di Pisa sono entrambi professori al Conservatorio; la scorsa estate hanno organizzato uno spettacolo di musica e danza a Genova, in un antico chiostro, per dare l’opportunità a giovani artisti, tra cui la loro figlia, di esibirsi. Hanno fatto i salti mortali per fare le prove, ma alla fine l’evento è stato un successo: il posto era suggestivo, i ragazzi molto bravi e soprattutto felici di avere un pubblico che li applaudisse.

Viaggi, benzina, autostrada, stress, telefonate, carica e scarica il piano, il violoncello, i violini in una casa di campagna sperduta nell’entroterra ed usata come base.  E prima ancora chiedi permessi, cerca lo sponsor, butta giù il palinsesto, fai venire gente. E tutto questo gratis perché, mi dicevano, le cose in questo paese funzionano così. Altrimenti non suoni.

Ripensavo al suonatore Jones, cantato da Fabrizio De Andrè. Mentre gli altri brani, di quello straordinario album, sono dedicati a personaggi anonimi (un chimico, un malato di cuore, ecc.) lui è il solo ad essere ricordato con il suo nome perché, nato contadino, capisce che l’unica terra che gli interessa coltivare è quella del suo talento; i campi della sua famiglia possono anche finire alle ortiche.  Vivrà felice, suonando fino all’ultimo giorno, con tanti ricordi e nemmeno un rimpianto.

Il suonatore Jones rappresenta un ideale di vita che molto spesso è difficile realizzare, perché si scontra con il principio di realtà e con le inevitabili difficoltà concrete del quotidiano, ma ci porta comunque un messaggio.  Se vuoi essere libero di essere te stesso, devi uscire da quei campi protetti dal filo spinato, dal rassicurante recinto delle tue paure e delle tue difese.  Forse avrai in cambio sterminate praterie, forse solo un giardino da coltivare,  o un’occasione per condividere la bellezza con altre persone. Ma intanto, come il musicista di Spoon river, avrai svegliato la libertà e l’avrai vista danzare davanti ai tuoi occhi. A questa inestimabile libertà di poter esprimere se stessi, il suonatore Jones e gli artisti in generale dedicano le loro energie più preziose; non al denaro, non all’amore e nemmeno al cielo. Anche se talvolta assomigliano agli angeli.

 

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