Per buona parte dell’anno scolastico vivo sul lago di Como, ospite in casa di una vedova che abita con la sua unica figlia, ma mi è capitato anche di soggiornare in palazzi nobiliari, in osterie malfamate e in un capanno sulle rive dell’Adda.
In tutti questi anni ho conosciuto molta gente: filatori di seta, lanzichenecchi, preti codardi e frati spadaccini, bravi, monatti e nobildonne. Ma la mia preferita in assoluto rimane lei: la monaca di Monza. Quando racconto la sua storia si crea una specie di incantesimo, gli alunni mi seguono senza fiatare.
“Ragazzi, salite su per questo scalone di marmo e attenti a non far cadere qualche vaso antico. Fa freddo, lo so; questo palazzo è grande ma il gelo che sentite non viene dai soffitti alti e dalle finestre piene di spifferi. E’ un gelo del cuore, è la solitudine in cui vive Gertrude, ricattata dai suoi familiari perché vada in convento.
E’ quella ragazza là, seduta allo scrittoio vicino alla finestra; ha in mano una piuma d’oca che intinge nel calamaio; sta scrivendo un biglietto al suo innamorato, il paggio del castello. Il loro è un amore segreto e proibito: lei è una principessa, lui un giovane servitore. Pensano che non se ne sia accorto nessuno ma non è così. Gli adulti hanno capito e li tengono d’occhio. Guardate: c’è una cameriera che la sta spiando da dietro la porta, entra all’improvviso nella stanza e le strappa il foglio dalle mani. La ragazza la supplica piangendo: ridammelo, ti prego, ridammelo! Ma quella non si ferma, va dritta dal principe, il suo padrone. Sentite ora questo rumore di passi infuriati nel corridoio? E’ lui, il padre di Gertrude; ha appena letto il biglietto e sta andando dalla figlia. E’ fuori di sé dalla rabbia…!”
“Nooo! Sto male!” “Noo ti prego! Cosa c’era scritto?” “Oddio e poi?”
“E poi niente, è suonata, non avete sentito? Riprendiamo la prossima volta”.
I libri si chiudono, sparisce il palazzo con il suo scalone di marmo, i ragazzi prendono gli zaini e se ne vanno. La lezione successiva segue il dipanarsi della trama: le mura del convento alte e inaccessibili come quella di una prigione; Gertrude rinchiusa lì, consumata dall’odio e dal rancore. Poi la relazione con Egidio, la donna che li scopre e misteriosamente scompare…
La volta dopo, mentre sto ancora firmando il registro, un’alunna alza la mano:
“Prof…”
“Dimmi…”
“Prof., ieri sera, ho raccontato a mia mamma la storia di Gertrude.”
“Ah sì?”
“ Le è piaciuta un botto, ha detto che è meglio di “Uomini e donne”.
Mi metterei a ballare sulla cattedra, ma mi trattengo; mi limito a sorridere per il risultato di questo match inatteso:
Manzoni 1- De Filippi 0
Per stavolta obiettivo educativo raggiunto.




