Di solito ci pensavano i libri a farmi volare, ma quando da bambina vidi alla tv “Il giro del mondo in 80 giorni”, capii che anch’io avrei voluto vivere come Phileas Fogg. Mi aveva affascinato, di quel film, l’idea della scommessa e della corsa contro il tempo; forse capivo già confusamente che quella storia riguardava anche me, che chiunque di noi ha un determinato tempo a disposizione per raggiungere una meta e deve fare un percorso che passa attraverso imprevisti e deviazioni dal tracciato, treni che si fermano perchè sono finiti i binari, piroscafi che partono senza di noi, nemici in agguato nel folto della vegetazione. Mi affascinava questo gentleman dal self control così british e soprattutto dall’incrollabile fiducia in se stesso. Quasi niente va secondo i piani, ma lui non si scompone : se la nave è partita, sale a dorso d’elefante, se il treno è assalito dagli indiani tira fuori una carabina e spara, sempre impeccabile nei suoi vestiti inamidati, spesso col cilindro in testa. C’è poi Passepartout, il suo servitore, un nome che è un programma; è lui infatti che sa trovare le soluzioni pratiche e sa fare tutti i mestieri del mondo: acrobata, interprete, ballerino di flamenco, torero. Come Don Chisciotte e Sancho Panza questi due personaggi sono uno l’opposto dell’altro e ci ricordano che la riuscita di ogni impresa eccezionale é la collaborazione tra istinto e ragione, tra azione e pensiero anche se, nell’Inghilterra vittoriana, a comandare era sempre il Lord ed è quello che alla fine, sposa la principessa indiana. Nella mia libreria non c’erano romanzi di Jules Verne perchè considerati “da maschi” mentre abbondavano le Pollyanne, le Piccole donne, le piccole Dorrit, altri sciropposi libri “da bambine”. Ma film come questi avevano il pregio di farmi esplorare il mondo, seppure in maniera virtuale, guardandolo dalla prospettiva privilegiata di una mongolfiera che parte alla ventura




