PRIMAVERA

 

“Aprile è il più crudele dei mesi

genera lillà da terra morta,

mescola memoria e desiderio,

desta radici sopite con pioggia di primavera”.

                                                                            T.S. Eliot

Anche la primavera, come stagione interiore può essere vissuta con gradi diversi di intensità, a seconda del momento che stiamo vivendo. Un senso di gratitudine e di stupore di fronte alla bellezza che ci viene donata o, al contrario, un senso di estraneità se non di irritazione. L’inverno del nostro scontento non è finito e ci sentiamo come sfasati, perché ci sembra che la vita fiorisca ovunque, per tutti, ma non per noi.

E l’inverno del nostro scontento può durare un’esistenza intera, se ci trinceriamo dietro gli alibi, se la colpa è comunque degli altri, delle circostanze, del destino che ci è toccato. Perché tanto è andata così e noi siamo fatti così e non c’è niente da fare.

La bioenergetica ci insegna che le nostre esperienze dolorose diventano una vera e propria corazza corporea che, se da un lato ci difende, dall’altro ci irrigidisce, ci impedisce di sentire le emozioni che rimangono congelate e ci costringe a vivere solo in parte. Anche i pensieri negativi e le credenze limitanti che abbiamo su di noi ci condizionano moltissimo. E’ come viaggiare a scartamento ridotto, come salire su quelle vecchie linee ferroviarie che fanno sempre lo stesso giro e poi stupirsi che il panorama rimanga immutato.  Accanto all’immagine Botticelliana di una primavera fiorita e leggiadra, c’è quella cantata da De Andrè: una forza primigenia che entra sicura, senza bisogno di bussare; possiamo anche chiuderci in casa, sbarrare porte e finestre, lei ci troverà perché arriva ovunque, come il fumo.  Il turbamento che suscita la primavera, con la sua promessa di felicità, ci invita a deporre le nostre armature, a lasciare la crisalide del nostro scontento e ad aprire le ali alla vita.

 

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