Il gattino sognatore. Una fiaba per spiegare ad un bambino la verità sul padre

C’era una volta un gattino, di nome Gigi, che viveva nel bosco insieme a mamma gatta e papà gatto. Come spesso succede, mamma gatta e papà gatto si azzuffavano spesso, tanto che avevano deciso di andare a vivere ciascuno per conto suo. Gigi era andato a vivere con la mamma gatta in una bella casetta, mentre il papà gatto era diventato un randagio e viveva un po’di qua e un po’ di là. Visto che Gigi era ancora piccolo, immaginava tante cose con la sua fantasia. Sperava che un giorno lui, la mamma e il papà gatto sarebbero tornati a vivere insieme in una villa grande come un castello. Immaginava che il papà fosse un gatto grande e forte come un leone, pensava che fosse il re della caccia e che passasse la giornata a catturare i topi e i ratti per guadagnarsi da vivere, ma purtroppo non era così. La mamma gatta lavorava e riusciva sempre a procurare a Gigi una ciotola di latte fresco, ma il papà gatto era diventato un vagabondo che mangiava le lische e gli avanzi delle scatolette e si era talmente impigrito che non era più capace neanche di muovere un’unghia. Poi, un giorno, ebbe l’impressione di vedere papà gatto mentre mangiava con il muso dentro una vecchia scatoletta di tonno. “Che strano”-pensò Gigi-“ sembra proprio mio papà ma non può essere lui. Sarà a caccia di topi a quest’ora, chissà quanti ne ha presi…” Un’altra volta gli sembrò di vederlo mentre dormiva sotto un ponte, in mezzo alle canne di bambù e alle  altre piante “no, non può essere lui”-pensò il gattino-“sarà nella sua grande villa, a farsi servire la cena da topolini ammaestrati in guanti bianchi, di sicuro mi sono sbagliato”. Ma Gigi sentiva dentro di sé una vocina che gli diceva che era tutto vero..ma lui non voleva ascoltarla. E questi pensieri erano così fastidiosi che cominciava a girare la testa come se non volesse vederli o a grattarsi dietro le orecchie, come per non sentirli..
Una notte Gigi sognò un bellissimo gatto grande, dal pelo tutto bianco, con una macchia nera sulla testa.
“Chi sei?”- gli chiese
“Sono il re dei gatti, il più saggio di tutti i felini; ti ho portato un regalo, tieni”- e così dicendo gli porse una lente d’ingrandimento e un paio di cuffie.
“A cosa servono?”
“Tienili con te”- rispose il gatto-“ quando ti sentirai abbastanza forte per vedere la realtà com’è e ascoltare la verità, potrai usare questi due oggetti”
Gigi credeva di aver sognato, ma al suo risveglio si trovò accanto al suo lettino una lente d’ingrandimento e un paio di cuffie e da quel giorno li portò sempre con sé.
Una volta passò davanti ad una vecchia villa, tutta ricoperta d’edera, dove pensava abitasse papà gatto. Da lontano gli sembrava bellissima, ma quando la guardò attraverso la lente la vide piena di muffa e di crepe. Un’altra volta gli sembrò di vedere il papà gatto, tutto vestito elegante, come se andasse ad una festa di felini. Allora lo guardò attraverso la lente e si accorse che quelli non erano vestiti, ma aveva della carta di giornale addosso. Un’altra volta lo sentì miagolare e, mettendosi le cuffie, sentì che quelli erano lamenti di un gatto molto triste ed arrabbiato. Così, un po’ per volta, crescendo passo dopo passo, Gigi capì che non sempre la realtà è come la desideriamo e che a volte ci vuole un bel coraggio per vedere le cose come stanno. All’inizio il gattino ci rimase male, ma poi, mano a mano che cresceva e diventava più forte, smise di grattarsi le orecchie e di girare la testa all’improvviso. Capì che il papà gatto non era un supereroe, né il re dei felini, ma solo un gatto come tanti, con i suoi pregi ed i suoi difetti, e che c’è un modo di accettare e di voler bene ai genitori anche se non sono perfetti. Alla fine Gigi non ebbe più bisogno né della lente d’ingrandimento, né delle cuffie per vedere la realtà e capirla: guardava dritto davanti a sé ed era diventato un gatto molto bello e coraggioso.

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