Se oltre a piangere imparassimo a ruggire

Una nebbia lattiginosa  rende sfuocati i contorni del posto in cui mi trovo, un locale all’aperto con pochi clienti, figure incolori sedute poco più in là. E’un’atmosfera sospesa nel tempo, come ho visto in altri sogni: intorno a me un senso di immobilità e di stagnazione che sembra protrarsi indefinitamente.

D’un tratto mi sento strattonare, qualcuno mi sta tirando con forza per un braccio.  E’un ghepardo, un animale magnifico, che ha afferrato tra le fauci la  manica del mio cardigan e vuole che lo segua. E’molto irritato, sento la sua forza e la sua caparbietà mentre  cerco di divincolarmi. Tra gli avventori c’è un improvviso movimento: qualcuno lo cattura, l’animale finisce dentro una vasca in cui c’è una soluzione corrosiva e poco dopo diventa simile ad uno di quei gatti privi di pelo, con una pelle  di un roseo sbiadito e piena di grinze. E’ sempre arrabbiato ma ormai innocuo. Mi fa un po’ pena mentre lo guardo conciato così,  ma comunque mi  allontano.  Un attimo dopo  me lo  ritrovo davanti, di nuovo splendido nella sua pelliccia maculata e sempre più arrabbiato. Di nuovo mi afferra il braccio destro come se volesse trascinarmi con lui e tiene saldamente la presa. Quando mi sveglio, con il braccio ancora indolenzito, capisco che quello è un sogno importante.

All’epoca avevo quarant’anni esatti e quella che avevo incontrato in sogno era una parte di me, a lungo repressa, che  chiedeva ascolto.  Una parte aggressiva,  determinata, capace di muoversi nella giungla della vita seguendo l’istinto,  pronta anche a combattere se questo era il prezzo da pagare per affermarsi.

Molte delle donne che seguo sono le  brave  bambine di ieri:  ex studentesse modello, madri attente, con un senso del dovere spesso eccessivo.  L’interpretazione dei sogni non fa parte del mio lavoro, ma quando loro  arrivano in studio turbate da incubi in cui compaiono leonesse o  coccodrilli,  chiedo loro che cosa succederebbe se avessero le  caratteristiche dell’animale che hanno sognato.  Se diventassero predatrici invece che prede, ostinate invece che accondiscendenti, se cominciassero a ruggire invece che a sciogliersi in lacrime.  Se cominciassero, semplicemente,  a prendersi quello che vogliono  dalla vita senza chiedere il permesso a nessuno.

 

Hai trovato interessante questo articolo?
Condividilo con i tuoi contatti!